Il cashmere è il sotto-vello “duvet” raccolto per pettinatura manuale alla fine della primavera da una razza speciale di capra “Kangra Goat”, classificata scientificamente con il nome di “Hircus Engargus.
I  luoghi di produzione del miglior cashmere sono la Mongolia esterna (ex repubblica sovietica) a nord del deserto del Gobi, dove viene prodotta fibra prevalentemente “brown” e l’”Inner Mongolia” (regione che fa parte della Repubblica Popolare Cinese) a sud del Gobi, che produce fibra prevalentemente “white”, la più preziosa e adatta ad essere tinta nei colori chiari e pastello. Poiché in queste zone le temperature invernali possono scendere fino a -40°C, le capre si proteggono con un sottovello lanuginoso di pelo morbido e corto: è da questo sottovello che si ottiene il cashmere.
Le caratteristiche di questa fibra sono uniche e straordinarie: essa è calda e morbidissima, ma allo stesso tempo leggera e resistente, lascia traspirare la pelle ed è confortevole.
Questi sono i motivi per i quali siamo in molti ad amarla!
Ma quali sono le caratteristiche tecniche  di una buona fibra di cashmere?
• LUNGHEZZA   38 - 40 millimetri (lunghezza media)
• DIAMETRO   14 - 17 micron (millesimo di millimetro)
• GRADO DI PULIZIA  Max 0.2% di impurità (giarre piccole, paglia, forfora, etc.)
Prima di essere tinto, filato e trasformato in prodotto finito, il cashmere viene sottoposto all’” egiarratura” un processo tecnico che serve per eliminare materie vegetali e peli ordinari dalla fibra grezza di cashmere.
Passando alla fase di filatura dobbiamo distinguere due grandi famiglie di filature : la FILATURA CARDATA e la FILATURA PETTINATA.
Il filato CARDATO si presenta lanoso, soffice, gonfio, opaco, morbido al tatto, caldo e di aspetto leggermente disordinato. Solitamente si presenta di titolo (dimensione) abbastanza grande. Presenta più facilmente il fenomeno del “peeling”, piccoli ammassi di fibre intrecciate e imparentate in superficie in seguito all’uso, allo sfregamento e al calore del corpo (antiestetici pallini).
Il filato PETTINATO si riconosce perché ha una superficie uniforme, non pelosa, liscia, lucida e non troppo morbida. E’ fisiologicamente di titolo piuttosto sottile e può arrivare ad essere anche sottilissimo. Il filato è molto resistente e si ottiene da fibre molto lunghe, sottoposte ad un processo di parallelizzazione e di stiratura.

Cenni storici

Si racconta che sin dai tempi di Giulio Cesare, i nobili romani indossassero bellissimi scialli, morbidi e con disegni originali, fatti in cashmere e di provenienza indiana. Queste stole erano il simbolo di uno stato sociale molto elevato poiché molto rare e costose.
Alla fine del XIII secolo, Marco Polo, al ritorno dai sui viaggi in oriente, descrisse dei velli pregiati provenienti dalle capre e dai cammelli, utilizzati dai turcomanni e dai tartari.
La conoscenza di questi meravigliosi materiali si diffuse in Europa e principalmente in Francia, in seguito alla campagna d’Egitto del 1792 di Napoleone Bonaparte, durante la quale l’esercito francese si trovò a combattere contro l’esercito dei turchi mamelucchi. Gli ufficiali turchi  avevano in dotazione nel corredo uno sfarzoso scialle triangolare di cashmere finemente disegnato, chiamato “boteh”: ricco bottino al quale ambivano i soldati francesi per regalarlo alle mogli in patria. La moda di questi scialli  si diffuse verso la metà del 1800 nei palazzi di Eugenia Bonaparte, moglie di Napoleone III e corte stessa della regina Vittoria d’Inghilterra che, tramite la Compagnia delle Indie, importava in Europa i preziosi scialli fatti di “pashmina” (“pash” significa “lana”, quindi lana che proviene dalla regione del Kashmir).
Le tessiture del cashmere si svilupparono in India, nel XVI secolo ai tempi ai tempi della dinastia  Mogol. L’ alto tenore di vita e l’ elevato grado di  cultura,  portavano i Mogol  ad indossare questi  morbidi e caldi scialli per difendersi dalle rigide temperature invernali.
Camillo Benso Conte di Cavour cercò di allevare in Italia la capra da cui deriva  il cashmere. Questo tentativo  fallì miseramente in quanto in Italia non esistevano  le condizioni climatiche e ambientali che portano l’animale a produrre la preziosa fibra che lo difendeva dal freddo.
Nel 1870 Mr Joseph Dawson di Bradford, UK, durante un viaggio in Mongolia, vide delle contadine che separavano manualmente le sottilissime fibre di cashmere  del sottovello dalle fibre più grossolane del vello. Si incuriosì a tal punto che volle capire questo procedimento. Arrivò  alla conclusione che, isolando le fibre più sottili, si ottiene un prodotto più pregiato e più adatto ai manufatti. Successivamente cominciò a considerare di meccanizzare il processo, produrre industrialmente e commercializzare in Europa le fibre semilavorate e pronte per il processo di filatura. In breve tempo Mr. Dawson diventò, oltre che l’unico, il più importante commerciante di materie prime di cashmere al mondo, fondando l’omonima azienda. Attraverso i suoi maglifici, in particolare Ballantyne, uno dei più qualitativi fino dalla sua fondazione nel 1921 ,Mr Dawson promosse la maglieria in cashmere come prodotto raffinato ed esclusivo presso i migliori negozi di abbigliamento del mondo. Con grandissimo successo, quasi in esclusiva mondiale, Ballantyne detenne  la leadership assoluta di  mercato fino alla fine degli anni ’70.

Curiosità

300 grammi: è la quantità di cashmere fornito da una capra in un anno.
6 km  e mezzo: è la lunghezza del filo necessario per fare una maglia.
3 sono le caprette da cui viene fornita  la fibra  necessaria  per produrre  un cappotto di cashmere.
104 milioni sono le capre che vengono allevate in tutto il mondo, di cui 75 milioni in Cina, 14 milioni in Iran , 9 milioni in Mongolia e 9 milioni nel resto del mondo.